BANCHE. La Cariparo licenzia l’ultimo bilancio della sua storia. Ora “rinasce” col nuovo nome
Cassa del Veneto punta su Vicenza e Verona
Marino Smiderle
inviato a PADOVA
Nella sala delle Maschere, Rinaldo Panzarini toglie la maschera. «Et voilà, questo è il bilancio più bello dell’ultimo decennio di Cariparo». Sciorina numeri da urlo, il direttore generale della Cassa di risparmio di Padova e Rovigo (gruppo Intesa Sanpaolo), a cominciare da quell’indice così generoso, il Roe (Return on equity), che misura la redditività del capitale e che si è arrampicato fino al 14,7 per cento. «Il più alto di tutte le banche del Veneto», sottolinea orgoglioso il padrone di casa. Una casa destinata presto ad allargarsi, a diventare un condominio, con tanto di cambio di nome, da Cariparo a Cassa di risparmio del Veneto, ma col cuore e il cervello sempre radicati a palazzo Donghi, nel centro di Padova.
Per presentare quello che, di fatto, è l’ultimo bilancio della storia di Cariparo, Panzarini ha voluto fare le cose in grande. Nessuna lacrimuccia di nostalgia, visto che il capo della Cassa di risparmio del Veneto sarà sempre lui, e via libera all’ottimismo, certificato anche dalla presenza di Pierluigi Gambarotto e Carlo Moretti, responsabili di retail e mercato imprese. «Con l’aggregazione delle 160 filiali provenienti da Banca Intesa - spiega il direttore generale - la nuova Cassa di risparmio del Veneto diventerà una potenza con 525 sportelli nella regione, oltre che in Trentino, e con circa cinquemila dipendenti».
C’è tempo. Per ora Panzarini si coccola quel fascio di slide ricche di numeri positivi. A cominciare dall’utile netto, pari a 128,7 milioni di euro e in crescita del 22,5 per cento rispetto all’esercizio scorso. Del Roe s’è detto, ma c’è anche un altro rapporto, il cost/income (la proporzione tra costi e ricavi), che più è basso è meglio è: nel 2007 Cariparo lo ha spinto giù al 49,6 per cento dal 53,1 per cento. Il margine di intermediazione è arrivato a quota 608,7 milioni, mentre il margine di interesse è di 408 milioni, col risultato della gestione operativa a 310,4 milioni (+10 per cento rispetto all’anno scorso). Gli impieghi salgono a 12,3 miliardi, mentre la raccolta a 15,4 miliardi.
Ci sarebbe da festeggiare, se non fosse che il Panzarini-team è già in sala macchine, pronto per far partire l’incrociatore griffato Cassa di risparmio del Veneto. Con una rotta già ben chiara nella testa del comandante. «Al momento - spiega Panzarini - siamo numeri uno, come quote di mercato detenute dalla Cassa di risparmio del Veneto, nelle province di Padova e Rovigo. A Treviso e Belluno siamo secondi, mentre a Vicenza e a Verona siamo terzi. A Venezia saremo invece presenti con lo storico marchio di Carivenezia. È chiaro che l’obiettivo è quello di guadagnare posizioni un po’ dappertutto, con un occhio più attento alle zone dove non siamo i leader».
Vicenza e Verona nel mirino, dunque: nella prima la Cassa è preceduta da Popolare di Vicenza e Unicredit, nella seconda da Popolare di Verona e Unicredit. «Cercheremo di recuperare terreno - assicura Panzarini - favoriti dalla nuova struttura che avremo a disposizione».
La prima mossa è stata quella di inserire in consiglio di amministrazione alcuni personaggi di spicco delle province da "conquistare", come Carlo Trentini, presidente dell’Ordine degli avvocati di Verona e Federico Tessari, presidente della Camera di commercio di Treviso. Per Vicenza il gruppo Intesa Sanpaolo ha pescato in casa, scegliendo Mario Calamati, attuale presidente della Banca di Trento e Bolzano, ma che in passato è stato l’anima della Banca Cattolica, il nome con cui ancora molti clienti berici chiamano l’attuale Banca Intesa e chiameranno, in futuro, la Cassa di risparmio del Veneto.
